About Us
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ESPOSTA nasce nel febbraio 2008 come spazio dedicato all’arte contemporanea e assume la forma di associazione culturale in quanto, configurandosi come luogo dove creazione e fruizione si mescolano e si incontrano, è fortemente dipendente dalla partecipazione, al punto che probabilmente non sarebbe mai nata se fosse dipeso dalle energia di una sola persona.
Abbiamo scelto questo nome a partire dalla convinzione che, affinché sia possibile uno scambio, anche solo con un’opera d’arte, è necessario esporsi, uscire dal proprio guscio e svelare qualcosa di sé.
ESPOSTA vuole essere un invito a giocarsi nello spazio pubblico con una modalità relazionale e non autoreferenziale.
ESPOSTA cerca di lavorare su quel sentimento di estraneità che tanti sentono nei confronti dell’arte, proprio a partire da quella relazione data dallo sguardo, che si crea tra lo spettatore e l’opera.
Il nostro intento come curatrici è quello di orientar lo spettatore verso uno ‘sguardo incarnato’ piuttosto che ad una posizione distaccata di sorvolo.
Nel nostro percorso abbiamo incontrato Carla Lonzi che, in Autoritratto, supera la posizione e il ruolo del critico in quanto parte di un sistema che impedisce di vedere l’artista nel suo contesto relazionale e soprattutto l’opera d’arte come un nucleo attorno a cui si annodano e si coagulano relazioni creative.
Un altro incontro e un altro legame è quello con Donatella Franchi che in Matrice ri-orienta il gesto artistico che da ‘bel gesto individuale’ diviene una pratica molto concreta, un ‘fare che lega in relazione’.
ESPOSTA ricerca una creatività che eserciti uno spostamento sulla relazione come sorgente e origine (spesso indicibile o celata) di segni materiali e visibili.
L’attenzione e la cura dello spazio sono fondamentali e questo è evidentemente un modo di mantenere la propria creatività in rapporto con la lingua materna. Sempre Donatella Franchi scrive che ‘anche la cura dello spazio in cui accogliere e far conoscere pratiche creative è un lascito degli anni ’70 ed ha a che fare con il materno. E’ uno spazio di crescita, esso stesso diventa opera.’
Ad ESPOSTA le artiste e gli artisti sono invitate/i a co-abitare uno spazio comune attraverso esposizioni collettive che gravitano attorno ad un tema o ad una questione che desideriamo e desiderano esplorare: la messa in relazione è doppia.
Con lo spazio, che diviene spazio significativo e generativo, ed è soprattutto la prima opera fruibile e abitabile dallo spettatore; ma anche con le altre artiste e gli altri artisti con cui diviene necessario dialogare attraverso una riflessione comune orientata verso la trasformazione pervasiva dell’immaginazione e del desiderio.
La mostra diventa momento di riflessione e sperimentazione che vuole stimolare il pensiero piuttosto che illustrarlo, che ci dà qualcosa da guardare invitandoci alla creatività e alla produzione di significati, anziché al mero consumo.
Al concetto di galleria andiamo a sostituire quello di dimora, perché lo spazio che abbiamo scelto è innanzitutto un luogo dove indugiare e trattenersi, uno spazio da abitare, seppure temporaneamente.
Proviamo ad inventare una nuova abitabilità per l’arte contemporanea, che differisca da quella delle gallerie che conosciamo e che, pur richiamando l’idea dell’andare, del passare da una stanza all’altra attraversando ambienti differenti, sappia invogliare alla sosta, al prender tempo, al ‘togliersi le scarpe’ come atto di abbandono, di disponibilità necessaria all’accoglimento dell’opera d’arte.
ESPOSTA è stata pensata come un luogo quotidiano, una dimora per l’arte contemporanea che, oltre allo spazio espositivo, accolga una pluralità di spazi, di linguaggi e di attività abitabili, oltre alla semplice ma necessaria possibilità di sostarvi senza sentirsi fuori luogo.
ESPOSTA è un luogo dove pubblico e privato non sono più separati tra loro, ma sovrapposti, tenuti assieme attraverso la mescolanza e la cancellazione dei loro confini.
Nella fluidità di questo gioco si riflette anche la messa in discussione, legata al pensiero della differenza sessuale, dell’esistenza di un significato universale o generale.
La differenza va riconosciuta come una struttura che colloca uomini e donne in posizioni asimmetriche rispetto al linguaggio e ai significati.
ESPOSTA, non riconoscendo come norma il punto di vista maschile (cosa che comporterebbe il ridurre quello femminile a mero accessorio), ma al contrario assumendo i linguaggi artistici come organizzati e al tempo stesso veicoli di differenza sessuale, basa il suo percorso sul riconoscimento della specificità femminile, in modo che possa esprimersi liberamente e di conseguenza dialogare con quella maschile.