Esposta.net - Associazione Culturale

aperitivo e squisitezze jazz

cheerz

domenica 1 giugno dalle ore 19:00

MICHELE ZOPPEI (chitarra)

MATTEO VALLICELLA(contrabbasso)

a chiusura della mostra <l’aleph>.

PREGHIERA METROPOLITANA

giovedì 29 maggio alle ore 21:00

Elisabeth Jankowski

presenta il suo libro

‘Preghiera Metropolitana’

Sarà presente Annarosa Buttarelli, che ha scritto la prefazione al libro.

 

Prefazione che prendiamo in prestito per parlare della poesia di Elisabeth.

COSI’ SIA

di Annarosa Buttarelli

La scrittura poetica di Elisabeth Lisa Jankowski non teme la pagina bianca, anzi straborda di parole e altre ne apparirebbero, lo si avverte benissimo. Si accampa al centro della pagina, ha i margini destro e sinistro liberi, e non c’è segno poetico più efficace dello “strabordare” quando il contatto con la realtà è così denso di godimento e di riconoscenza.
Noi che abbiamo la fortuna di frequentarla, sappiamo bene che la grazia fa visita alla sua persona, ma ora, leggendo questo libro, possiamo costatare che la grazia visita anche il suo modo di stare in relazione con il mondo, poiché, nel bene e nel male, lei non chiude mai gli occhi, non ha timore nemmeno dei diversi dolori che si manifestano. Eppure gli occhi della amica e poeta vedono un mondo abitato da gente fuori posto che incontra altra gente fuori posto, che è costretta a usare oggetti incongruenti, gente che si esprime con “lingue sconosciute” anche a sé, non di rado. Gli occhi di Elisabeth Lisa Jankowski ci restituiscono sulle pagine un mondo largamente post-umano, dove nulla trova più la sua dimora e il suo senso, dove il pullulare di eventi è colto in un affastellarsi di tableaux vivants, dove l’incalzare del gesto sorprendente fissato in un fermo-immagine fa pensare a un lungo esercizio di meditazione sull’“inquietante estraneità”. Questo sintagma traduce abbastanza bene le esperienze perturbanti – l’Unheimlich di Freud – che capitano nel mondo delle poesie raccolte in queste pagine.
Tuttavia, lo sguardo di Elisabeth Lisa Jankowski è calmo, verrebbe da dire che è in contemplazione di un “caos calmo”, per rubare l’espressione ad una buona intuizione dello scrittore Sandro Veronesi. Infatti, gli occhi scorgono qua e là, con desiderio, qualcosa dell’umano che non è ancora perduto, che anzi può salvarlo sempre di nuovo. La poeta, in realtà anche studiosa della lingua e di quella materna in particolare, non teme la Babele delle lingue sconosciute che invadono il nostro mondo, cambiato in tutti i punti cardinali dalle migrazioni che lo percorrono.
Babele è propriamente la cifra di questo nuovo mondo, ma il fatto che la scrittura di Lisa non tema Babele e non ne faccia un destino tragico e biblicamente primitivo, le permette di scorgere nella lingua e nei linguaggi il luogo in cui avviene la ricreazione continua della realtà comune, la speranza della rinascita continua, la riconquista di un’apparenza armonica.
Forse, è proprio quest’ultima la cifra dell’umano che Lisa vorrebbe restituire al mondo squassato dalle incongruenze: l’armonia; e non c’è modo migliore che farlo attraverso l’accettazione di Babele e la ricerca, al suo interno, dei miracoli della parola.
Del resto, la stessa poeta ha lavorato per armonizzare la sua amata lingua materna, il tedesco, con la lingua dell’accoglienza, l’italiano. Nelle sue poesie, rende continuamente omaggio a questo transitare da una lingua all’altra, scolpendo varie “pietà”: donne accosciate che allattano in luoghi improbabili e dalle quali sembrano sgorgare le filastrocche babeliche che sono le poesie di Elisabeth Lisa Jankowski. La donna che allatta e che insegna le mille lingue a suo figlio, a sua figlia, è una nuova immagine della “Pietà” insieme a quelle delle donne che “volevano andar via prima di essere morta”, come recita un verso che troveremo in queste pagine.
Anche questa è una cifra del poetare di Lisa, forse è lei stessa: bisogna andare via, spostarsi, viaggiare, muoversi per non morire delle malattie dell’identità. LA donna che “va via” è sorella della donna che allatta, punto fermo a Babele. Amore per la lingua materna che nutre amore per la capacità femminile di “andare via”, di stare a proprio agio nella mancanza di identità da difendere, sono l’offerta più importante che Elisabeth Lisa Jankowski ci porge attraverso la sua ricerca poetica.
Una ricerca poetica che ha nelle sue intenzioni pietose quella di offrire cibo per i sensi, per la sensibilità acuita dallo sguardo sul dettaglio, dalle numerose elencazioni di cibi e di loro ingredienti. Una poesia nutirente e decisa ad accettare la sfida della Babele contemporanea.
E’ per questo che Lisa può permettersi di chiudere quasi tutte le sue composizioni con un inaspettato Amen, un così sia che la dice lunga sulla sua accettazione della realtà e sull’evidente posizione di officiante del rito, una posizione che la poeta ha voluto occupare scrivendo.
Nel mondo da lei rappresentato non c’è altra posizione, se si vuole scrivere, non c’è altra fiducia, e da questa posizione possiamo dire che ha ben imparato a benedire tutto e tutti, a dirci “cercate di andare in pace.”

FIUMI DI VINO E PAROLE

Da domenica 18 aprile parte l’ottava edizione di “Dar a Bere Storie”, festival eno-letterario primaverile che inebria per qualche weekend vie e piazze di Verona.

Anche quest’anno l’ex circolo, ora associazione culturale Malacarne, è riuscita all’ultimo a mettere in piedi “Dar a bere storie”, il festival eno-letterario che nei weekend di maggio si snoda tra le vie del centro. Il tentativo è quello innanzitutto di creare del divertimento sano, che unisca i cittadini intorno a un tavolo, con in mano un buon bicchiere di vino. Il secondo è quello di promuovere la letteratura in modi e luoghi informali, diversi da quelli istituzionali e didattici in cui spesso è costretta. E la terza è quella di far conoscere realtà presenti sul territorio che non godono spesso di una buona visibilità, ma che vale la pena rivalutare.

Siamo molto felici di ospitare il primo evento della rassegna, con un aperitivo
domenica 18 maggio alle ore 21

andrà infatti in scena

“…in questo mondo stupido”

Enrico De Angelis, critico musicale e direttore artistico del Premio Tenco, racconta l’incredibile 1968 attraverso le canzoni pubblicate in Italia in quell’anno.